Bellezze di Sardegna, tesori della natura, ricchezza del territorio

Cascate, grotte, castelli, canyon, parchi e foreste: il biglietto da visita dell’isola che va oltre il mare

pubblicato il 13/09/2020 in Alla scoperta della Sardegna da Valentina Piras
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Valentina Piras

L’area Marina Protetta dell’Asinara è una delle aree marine protette della Sardegna dal 2002 e Parco Nazionale dal 1997, subito dopo la dismissione della struttura carceraria di massima sicurezza per la quale è stata ampiamente nota, e che ricade nel territorio di Porto Torres.

L’isola dell’Asinara tuttavia è un’isola nota e ambita fin dai tempi antichissimi tanto che una leggenda racconta che nel 2280 a.C. i sardi ne offrirono il regno a Ercole, battezzando molte località con il suo nome; l’Asinara divenne quindi Herculis Insula.

Data la sua posizione geografica, l’isola è sempre stata molto frequentata dai naviganti e nota ai fenici, greci, romani, ma anche pirati e corsari anche a causa delle numerose calette e rade, data la particolare conformazione delle sue coste, con i suoi 80 km circa di perimetro. Divenne con il tempo residenza di pastori sardi e liguri fino a quando, nel 1885, Re Umberto decise di espropriare l’isola per trasformarla in colonia penale agricola e stazione sanitaria, funzione mantenuta appunto anche in epoca più recente come carcere di massima sicurezza.

Oggi il parco vanta un territorio unico ed una notevole varietà di flora e fauna tra le quali possiamo citare la Pinna Nobilis, il più grande bivalve del Mediterraneo ed oggi a serio rischio di estinzione, o ancora i famosi asinelli bianchi.

Ed è proprio la presenza degli endemici asinelli, bianchi a causa di una piccola anomalia genetica, che potrebbe aver determinato l’origine del nome, anche se taluni ritengono più probabile un’origine dal latino sinuaria, derivato dalla sua forma.

E se passiamo dal mare alla terra, facciamo un salto a Laconi, comune dell’oristanese, sull’altopiano del Sarcidano. Laconi, tra i vari tesori, ospita il più grande parco urbano della Sardegna, un vero e proprio museo naturalistico, il Parco Aymerich.

Il parco, con i suoi 24 ettari, si trova alle spalle dell’omonimo palazzo degli antichi feudatari del paese, e può essere considerato un vero parco botanico data la straordinaria varietà di specie botaniche che vi trovano dimora e prosperità.

Addentrarsi nel parco significa immergersi tra rigogliosi lecci, querce e olivi, alla scoperta delle magnifiche orchidee come l’autoctona ophris laconensis e sarcidanis, o le curiose Collectia dalle foglie a forma di aereo da guerra, o i maestosi cedri dell’Himalaya e del Libano, o il pino della Corsica, la magnolia o il tasso taxus baccata, detto albero della morte.

Impossibile citare il parco Aymerich e non menzionare due elementi caratteristici: il castello medioevale e la cascata. Il castello fu costruito nel XIII secolo allo scopo di vigilare tra i giudicati di Cagliari e Arborea, la cui torre maestra, costruita in epoca spagnola, divenne un carcere nel XVIII secolo; ad oggi le rovine raccontano di un edifico elegante e maestoso, su due piani, con un ingresso ad arco che introduceva alla corte. Le sue finestre decorate con eleganti cornici in stile gotico – catalano ancora fanno sognare chiunque si affacci ad ammirare il panorama …

La Cascata Maggiore infine, con i suoi 12 metri circa, è la maggiore delle cadute d’acqua presenti all’interno del parco, ed è particolarmente suggestiva e interessante anche a causa della formazione di rari travertini di cascata, generati dalle sue acque ricche di bicarbonato di calcio.

Anche a Pattada la natura la fa da padrona, con il massiccio di Monte Lerno che con i suoi 2800 ettari circa di superficie e i suoi 1904 metri di altezza domina il lago artificiale sottostante.

Ricoperto da foreste di lecci, roverelle, ginepri ma anche querce da sughero, le vette del Monte Lerno sono di dominio dell’aquile reale, mentre le acque del lago del Riu Mannu sottostante invece sono di appannaggio del germano reale. Negli ultimi anni inoltre, l’Ente Foreste ha favorito il ripopolamento della zona con specie tipiche sarde e purtroppo quasi estinte quali il muflone ed il cervo sardo.

La foresta si caratterizza inoltre per i profumi della sua macchia mediterranea, bassa ma persistente, e costituita da cisto, erica, fillirea e corbezzolo oltre alle endemiche sarde.

Dalle vette del Monte Lerno ora invece facciamo un salto… sottoterra, e più precisamente nelle grotte di Sardegna. La maggior parte delle grotte si origina da grandi formazioni di calcare attraverso un fenomeno noto come carsismo, e molte di esse ospitano fauna endemica, tipica ed esclusiva delle grotte dell’isola come le quattro specie di geotritone sardo.

Una curiosità poco nota: la Sardegna è la regione italiana con il maggior numero di grotte accessibili a turisti, per la precisione ben 12! Quali? È presto detto se partiamo dalla celebre Grotta del Bue Marino, casa fino agli anni settanta circa, della Foca Monaca; le Grotte di Nettuno, nei pressi di Alghero, con le sue colonne, arcate imponenti e gallerie spettacolari; le Grotte di Is Zuddas, a Santadi dove, tra le diverse sale, spicca quella detta dell’Organo a causa di una colonna che ricorda questo magnifico  strumento a canne; Grotte su Meraculu, del Miracolo appunto, per descrivere già nel nome la bellezza del luogo nei pressi di Cala Sisine, Baunei; Grotte Su Mannau, a Fluminimaggiore, tra le grotte più antiche del mondo, con il suoi percorsi diversificati per turisti e per esperti; le Grotte di Sa Oche e Su Entu, nella valle di Lanaittu, Oliena, nei pressi di Su Gologone ed al villaggio Tiscali, uno spettacolo nello spettacolo; a Ozieri la Grotta di San Michele con le sue sale letteralmente tappezzate di stalattiti; a Ulassai le Grotte Su Marmuri, considerata la più imponente d’Europa per le sue altezze vertiginose fino ai settante metri; la Grotta di San Giovanni, a Domusnovas, particolarmente ammirabile poiché percorribile interamente grazie alla strada asfaltata; tornando a Baunei, la Grotta del Fico, splendida con le numerose stalattiti e stalagmiti e la Grotta di Ispinigoli, a Dorgali, con la sua colonna alta quasi 40 metri e lo stretto imbuto noto come “l’abisso delle Vergini” riservato a visitatori esperti; la Grotta Is Janas, a Sadali, dove all’interno della grotta è presente una cascata con laghetto, la casa delle Janas appunto.

L’ultima tappa del nostro viaggio ci porta nel canyon più bello d’Europa, in Supramonte. È su Gorroppu, un canyon che con i suoi 500 di altezza e la larghezza che varia dai quattro metri a poche decine di cm, è annoverato tra i canyon più profondi d’Europa. Non è un’escursione facile, va detto subito, ma accompagnati da guide esperte per poter godere appieno della maestosa bellezza del luogo per poter ammirare gli splendidi animali selvatici che sbucano sovente, all’improvviso, come per ricordare che quella terra bellissima e selvatica è sempre casa loro.

Insomma, tanti tesori di Sardegna che catturano e innamorano appena superato il mare.

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